Lo Strillone #2

Un nuovo strillone

Mentre il lockdown per l’emergenza Covid-19 si sta allentando, le case editrici stanno riprendendo a stampare i loro libri. Sono settimane frenetiche, perché i calendari sono stati stravolti, le fiere di questo periodo sono saltate e le incertezze legate alla ripresa sono ancora numerose.

Il risultato è che le novità in arrivo sono parecchie, alcune delle quali davvero intriganti. Alcune di queste le ho già anticipate nella prima puntata di questa rubrica, ma cinque libri sono davvero pochi, per cui recupero subito con un nuovo strillone!

Lo strillone 2

Ecco dunque i titoli di questa nuova tranche.

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Meir Shelev,
Il mio giardino selvatico (Bompiani)

Su questo libro ha avuto il piacere di lavorare come correttore bozze. Lo scrittore israeliano è andato a vivere in una zona rurale del suo Paese, la valle di Jezreel, nella casa che era stata dei suoi nonni. Qui inizia a curare un giardino “selvatico”, in cui lascia che le piante si prendano il loro spazio, gli animali convivano con lui senza fare troppi danni.

Il risultato è un testo squisito, illustrato dalla sorella dello scrittore: Rafaella Shir. Impossibile non leggere in ogni episodio, raccontato con delicatezza e umorismo, una riflessione sul rapporto complicato che lega l’uomo alla terra e agli altri animali, su ciò che consideriamo di nostro possesso e che a volte difendiamo dagli altri con la violenza e i confini.

Cattura

Vanni Santoni,
La scrittura non si insegna (minimum fax)

Ci sono due motivi per cui voglio leggere questo libro. Primo: la sezione della mia libreria dedicata alla scrittura e alla riflessione sull’atto dello scrivere è piuttosto ampia e non perdo occasione per ampliarla. Secondo, conosco Vanni Santoni da alcuni anni, ne apprezzo le opere e il lavoro che svolge in ambito editoriale, andando a caccia di nuovi autori e tenendo molti corsi (ora online) di scrittura.

A quanto pare non sarà un manuale prescrittivo (lo immaginavo), ma un libro, almeno secondo la quarta presente sul sito dell’editore, «acuto e affettuoso» nei confronti dell’aspirante scrittore (lo speravo). Insomma: da leggere.

03

Fernando Velázquez Medina,
Caribe (Arkadia)

Se devo essere sincero, a me basterebbe il titolo. Se poi mi viene detto che uno dei due traduttori è il grande Marino Magliani (l’altro è Riccardo Ferrazzi), allora non ho dubbi: farò mio questo bel romanzo. L’autore è uno scrittore cubano che vive negli Stati Uniti. La storia è ambientata nel Cinquecento, l’eroe è Diego, un vero e proprio picaro che si mette in un mare di guai nei Caraibi del XVI secolo. Navi, oceani, foreste, pirati, imboscate e cannoni. Può bastare?

Piccola nota editoriale. Caribe è il romanzo che dà il via a quella che si può considerare una sottocollana della collana Xaimaca dell’editore Arkadia, Xaimaca Jarama, che sarà dedicata alla produzione letteraria di autori viventi (diversamente da Xaimaca) dell’area ispano-americana. La direzione della collana è sempre a cura di Marino Magliani e Luigi Marfè, ai quali si aggiunge Alessandro Gianetti, autore e traduttore residente stabilmente in Spagna. Bello, no?

05

 

Stefano Costa
Il primo giorno d’autunno del mondo (il Saggiatore)

Questo è un esordio. La trama mi ha fin da subito rapito. Anzi, no, devo essere sincero: quello che mi ha catturato fin da subito è stata la copertina. Negli ultimi anni il Saggiatore ha fatto un lavoro mirabile per quanto riguarda la ricerca di nuovi talenti e autori affermati ma inediti in Italia le cui opere si possano inserire in quel filone che comprende horror, weird, bizzarro ecc.

Ma la trama? Di che cosa parla questo libro? Eh, bella domanda! C’è un uomo alla fine della propria vita. C’è una talpa. C’è uno scontro epico fra le forze della natura: capre e barbagianni, galli e lupi. Il tutto si svolge nell’Oltrepò pavese. L’editore ci dice che è: «una favola inquietante di uomini e bestie, in cui la magia e la violenza della natura convivono con la dolorosa solitudine dell’esistenza». Bene, è mio!

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Ian Urbina,
Oceani fuorilegge (Mondadori)

«Fra trafficanti e contrabbandieri, pirati e mercenari, ladri di relitti e pescatori di frodo, conservazionisti e bracconieri inafferrabili, fornitori di aborti semi-illegali, schiavi e clandestini lasciati morire alla deriva, ma anche ecologisti, giustizieri, medici e volontari». Il popolo dei mari odierni non è molto lontano da quello dei secoli passati. Forse gli oceani sono una delle ultime frontiere selvagge, dove si possono incontrare storie incredibili e personaggi indimenticabili.

Questo libro racconta quel mondo. Il fatto che sia stato scritto da Ian Urbina, giornalista investigativo del New York Times, non fa che accrescere l’hype di questa nuova uscita della collana Strade Blu di Mondadori. Pronti a salpare?

Il link

Vi lascio il link a questa intervista a Vanni Santoni, realizzata in occasione della premiazione della XXXI edizione del Premio Calvino (Santoni era nella giuria): qui.

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