Vivere in tempi strani: 3 domande a Gianluca Didino

Il libro

Essere senza casa è un libro strano, adatto a descrivere i tempi strani in cui viviamo. In sostanza è una raccolta di articoli che hanno un comun denominatore: l’idea che la complessità del mondo contemporaneo abbia portato una crisi reale e metaforica del concetto di abitare. Migrazioni, crisi climatica, ridefinizione delle soglie fra viventi, mondo digitale, pandemie… il nostro pianeta-casa è scosso nel profondo da innumerevoli crisi-cambiamenti che aumentano sia il nostro spaesamento sia la sensazione che quanto accade abbia una velocità quadrupla rispetto a quella della nostra coscienza e del nostro pensiero critico.

Molto vicino, soprattutto per impostazione dei singoli articoli-capitolo, ai saggi di Mark Fisher (The Weird and the Eerie in particolare), Essere senza casa è un libro pieno di riflessioni e spunti interessanti, anche per chi scrive racconti e romanzi. Lo sguardo di Gianluca Didino, italiano residente a Londra da diversi anni, è attento e capace di creare connessioni fra diversi rami del sapere, costruendo così una rete di riferimenti incrociati che è essa stessa un simulacro dei tempi strani che viviamo.

Didino scriver per diverse testate. Questo è il suo libro, edito da minimum fax. Questo, invece, è il suo sito.

Le 3 domande

1) Essere senza casa, il tuo libro, ha un sottotitolo esplicativo: Sulla condizione di vivere in tempi strani. Tempi strani. L’espressione mi piace, ma penso che possa apparire criptica a molti. Come la spiegheresti a una persona che non legge libri, che non segue dibattiti e non legge articoli sui grandi temi della nostra epoca, che raramente si preoccupa di sapere come va il mondo al di là del proprio quartiere, per non dire del proprio isolato?

Be’, gli direi di guardare alla propria vita quotidiana: la ragione per cui non può uscire dopo le dieci e per andare a comprare il latte deve mettersi una mascherina è il sintomo dei “tempi strani” che viviamo. “Tempi strani” sono quelli in cui accadono “cose strane”, e se non è “strana” una pandemia nata in un mercato cinese che in meno di tre mesi ha messo in ginocchio il mondo non so cosa sia strano! (Il virus stesso, se ci pensi, è qualcosa di molto strano: né vivo né morto, esiste sulla soglia tra animale e umano, hackera le cellule che infetta… più strano di così.) La ragione che mi ha spinto a scrivere il libro non sono stati altri libri, anche se poi l’opera di Mark Fisher mi è servita da bussola, ma la sensazione che intorno a me stessero capitando cose strane e incontrollabili: Brexit, l’elezione di Trump, gli attentati dell’Isis, i razzi di Elon Musk, il transumanesimo. L’humus vitale di questo libro si è depositato negli anni 2015-2018. Pochi anni dopo abbiamo il Covid-19, QAnon e il capitalismo della sorveglianza: direi che le cose strane non hanno smesso di capitare, anzi.

2) In Essere senza casa scrivi che hai sempre amato i diorami. Questi sono dispositivi (!) immersivi ma anche illusori. Ecco la domanda: se ti chiedessero di realizzare un diorama del mondo contemporaneo, dei tempi strani che stiamo vivendo, come lo realizzeresti? Quali soluzioni adotteresti? Quali materiali (abiotici e non) impiegheresti? Insomma, descrivilo come farebbe una guida museale…

La cosa bella dei diorami, come dici giustamente, è che danno l’illusione di un mondo stabile, cioè mostrano che il mondo è sempre una costruzione mentale, una questione di prospettiva. Quindi nei diorami ci metti dentro quello che pensi serva a significare un mondo, per dire gli igloo e le volpi delle nevi se vuoi mostrare il Canada settentrionale. Per cui un diorama del mondo presente conterrebbe le cose che ciascuno di noi decide di inserirci in base alla prospettiva da cui guarda il mondo. Come dico nel libro, personalmente credo che alcune parole chiave per comprendere il presente siano “ibridazione” e “soglia”, dunque il mio diorama sarebbe pieno di soglie: ci sarebbero materiali organici e materiali inorganici, ci sarebbe la natura ibridata dall’azione antropica e la macchina dentro l’uomo, ci metterei il “mondo di sopra” (quello dei dati in cloud, dell’intelligenza artificiale e delle spinte gnostiche verso la liberazione dalla materia) e il “mondo di sotto” (i funghi e il sottobosco che ci trascina verso il tempo profondo: qui penso a Underland di Macfarlane, recentemente uscito per Einaudi). Ci sarebbe molta psichedelia, non tanto nel senso chimico del termine ma in quello psichico, l’idea che ci siano infiniti mondi dentro il nostro mondo e al centro di tutto un grande vuoto dove dovrebbe esserci l’Io. Insomma, il mio diorama sarebbe una complessità così intricata da essere difficile anche da guardare, un ginepraio inestricabile o, per prendere in prestito il titolo di un romanzo che ho amato molto, una “mischia”.

3) Io amo le liste di libri, i consigli di lettura. Leggendo il tuo saggio ci si può facilmente fare un’idea di quali autori ti hanno guidato mentre scrivevi di questi tempi strani che stiamo vivendo. Non ti chiederò quali sono. Immagina invece che un reporter ti contatti: sta per partire per un lungo reportage, durante il quale toccherà diversi continenti, per raccontare la contemporaneità. In valigia ha spazio per cinque libri, e ti chiede una mano per fare una lista. Che titoli gli consiglieresti?

Voglio citarti solo libri che non compaiono in Essere senza casa, almeno non mi ripeto: gli direi di mettersi in valigia Oltre il principio di piacere di Freud, L’esegesi di Philip Dick, Foresta di cristallo di J.G. Ballard, Dark Ecology di Timothy Morton e Il libro tibetano dei morti. Diciamo che lo spedisco a fare un viaggio non proprio allegro, ma d’altronde non sono tempi molto allegri. Spero che torni dal suo viaggio, che ovviamente sarà soprattutto un viaggio interiore, trasformato.

Il link finale

I post su La Linea Laterale si chiudono sempre con un link. Ti va di segnalare un link utile o che è stato importante per te per la scrittura di questo libro? Può portare a qualsiasi cosa e, se vuoi, puoi spiegare brevemente perché lo hai scelto.

Due link collegati in qualche modo tra loro.

Nel libro racconto di un viaggio a Kiruna, nella Lapponia svedese. Durante la scrittura quando volevo distrarmi guardavo le immagini scattate dalla webcam che si trova nel parco dell’Abisko, a una piattaforma d’osservazione dove d’inverno si sale per vedere l’aurora boreale (link).

A questo link invece la NASA spiega la scienza dietro alle albe e ai tramonti su Marte. La foto dell’alba su Marte scattata dal rover Spirit nel 2005, che ho visto per la prima volta a una mostra fotografica sullo spazio al National History Museum, una mostra accompagnata da musiche originali di Brian Eno, è appesa sul mio frigorifero: la trovo misteriosa e perturbante – un mondo alieno osservato dall’occhio alieno della macchina.

Le due immagini (la Lapponia e Marte, la luce del sole da una prospettiva diversa a quella che conosciamo e l’aurora boreale, il tramonto deromanticizzato e un fenomeno naturale che sembra alieno) mi sembra si parlino.

Un pensiero riguardo “Vivere in tempi strani: 3 domande a Gianluca Didino

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