“I segreti dell’immunità” di Christian Lenzi (un estratto)

Animali, immunità, contagio

Oggi arriva in libreria I segreti dell’immunità. Tutto ciò che possiamo imparare dagli animali su igiene e controllo delle infezioni dell’etologo Christian Lenzi. Conosco Christian di persona e ho avuto il piacere di lavorare alla revisione di questo testo per Edizioni Lindau, l’editore che lo ha pubblicato (qui trovate la scheda sul sito). Devo riconoscere che è stato un viaggio nel mondo animale come non ne facevo da tempo.

Mai come quest’anno abbiamo sentito parlare di virus, contagio, igiene delle mani, quarantena. Siamo stati chiamati a comportarci in un certo modo: abbiamo imparato a evitare gli assembramenti, a non toccarci ripetutamente il volto e a tenere pulite le superfici con cui veniamo a contatto. Ma noi non siamo i soli animali esposti all’attacco di virus e batteri. Anche gli altri animali con cui condividiamo il pianeta lo sono. E loro? Come si difendono? Che strategie mettono in atto? I segreti dell’immunità ci spiega proprio questo, con un gran numero di esempi tratti dal mondo animale.

Insetti sociali, scimmie antropomorfe, pesci ossei, uccelli… gli esempi di igiene, controllo delle malattie e meccanismi di difesa individuale e non sono innumerevoli. Christian li enumera in modo chiaro e preciso, spiegando perché sono così importanti e come si sono sviluppati nel corso della storia evolutiva delle specie.

L’estratto

Quello che segue è l’intero paragrafo intitolato I segreti delle tane. Mi sono sempre piaciuti molto i tassi, per cui ho trovato interessantissimo questo approfondimento sulla cura che mettono nel tenere pulite le loro tane nei boschi. Alcuni aspetti sono davvero sorprendenti! Buona lettura.

Ringrazio Edizioni Lindau per avermi concesso di pubblicare questo estratto.

I segreti delle tane

Gli uccelli non sono gli unici costruttori di case. Anche molte specie di mammiferi, infatti, si sono adattate modificando l’ambiente circostante per trovare un riparo notturno o un luogo in cui crescere i piccoli. Come abbiamo visto, la scelta del luogo di nidificazione può avere implicazioni rispetto al rischio di contrarre infezioni. Ne sono un esempio alcuni roditori selvatici come il topo dalle zampe bianche (Peromyscus leucopus) e il topo cervo (Peromyscus maniculatus). Queste due specie costruiscono nidi usando tantissimi materiali diversi tra cui erbe, foglie, radici, muschi, peli e varie fibre artificiali. Alcune osservazioni effettuate nel loro habitat naturale suggeriscono che queste specie non avessero particolari preferenze per i materiali utilizzati nella costruzione della propria casa [1]. La cosa più sorprendente era che i roditori preferivano nidificare vicino alle feci e non facevano distinzioni tra feci parassitate e non parassitate. Un po’ come abbiamo visto in precedenza per gli uccelli, la presenza di feci nell’ambiente può essere un segnale positivo di una buona posizione di nidificazione. Secondo gli autori dello studio, gli animali devono trovare un buon compromesso tra i comportamenti antiparassitari e la selezione di un ambiente adatto.

Oltre al sito in cui viene costruita la tana, un altro aspetto di primaria importanza per gli animali è la struttura della propria abitazione. Oltre agli esseri umani, anche gli altri mammiferi hanno bisogno di tenere pulito e igienizzato l’ambiente in cui vivono. Questo bisogno è talmente forte che è stato riscontrato anche in laboratorio in uno studio effettuato sui topi (Mus musculus) [2]. Questi animali, purtroppo, in ambiente artificiale sono solitamente alloggiati in spazi molto stretti e ciò impedisce loro di organizzare in maniera adeguata l’ambiente di nidificazione, in modo da separare la «latrina» dalle altre aree. Ad alcuni topi esaminati nello studio è stata offerta la possibilità di alloggiare in un ambiente molto più grande e ciò ha influito positivamente sia sul loro benessere sia sull’efficacia della separazione degli spazi.

Sempre sui topi (Mus musculus domesticus) alcune osservazioni effettuate in grandi recinti esterni hanno mostrato che le tane possono avere fino a sette fori d’ingresso, otto tunnel e cinque cavità sotterranee [3]. All’interno delle tane c’erano alcune camere che contenevano cibo immagazzinato. Le femmine occupavano tane più grandi e con un numero maggiore di ingressi rispetto ai maschi: probabilmente ciò è legato alla necessità di avere ampi spazi per le cucciolate. Inoltre, in primavera (tra marzo e aprile), diverse tane presentavano fori allargati con intorno una notevole quantità di erba e detriti depositati. L’ipotesi è che questi accumuli fossero il risultato del comportamento di pulizia della tana. Infatti, i ricercatori suggeriscono che i topi, alla fine dell’inverno, rimuovano il materiale più vecchio e in decomposizione per evitare di contrarre parassiti e infezioni.

Un esempio emblematico di accortezza verso l’igiene per la propria tana lo possiamo trovare abbastanza facilmente anche nei nostri boschi: stiamo parlando del tasso (Meles meles). Si tratta di un mustelide notturno, non particolarmente «girovago», dato che soltanto raramente abbandona il proprio territorio. Le tane di questi animali vengono scavate nel suolo boschivo, sfruttando come punto di partenza le cavità naturali presenti nel terreno o nelle rocce, solitamente alla base di un albero. Spesso le abitazioni dei tassi vengono condivise con altri inquilini, in particolare con le volpi. Viste dall’esterno le tane di tasso sono facilmente riconoscibili per la presenza, nei pressi dell’apertura principale, di alcune buche piene di feci. Anche per loro, infatti, la gestione delle latrine è un compito importante per evitare di contrarre pericolose malattie. Viste dall’interno, invece, le abitazioni dei tassi sono costituite da numerose gallerie sotterranee che vengono aggiunte e ampliate ogni volta che si allarga la famiglia, di generazione in generazione. Una tana osservata in Inghilterra era costituita da un totale di quasi 900 metri di gallerie sotterranee, con 50 camere e 178 ingressi! Non è certo un caso che i tassi vengano definiti gli «architetti del bosco».

I tassi, come altri mammiferi, possono frequentare diverse tane (ovviamente scegliendone una sola per ciascuna giornata). In una ricerca [4], è stata testata l’ipotesi secondo cui l’uso simultaneo di diversi ambienti per dormire possa contribuire a combattere più efficacemente gli ectoparassiti. In particolare, in questo esperimento ad alcuni animali è stato applicato uno spray antiparassitario mentre altri sono stati lasciati nelle loro condizioni normali. Il trattamento antiparassitario ha ridotto la frequenza con cui i tassi hanno cambiato la tana. Gli individui non trattati, invece, sono stati infestati da pulci, zecche e pidocchi, e si sono spostati regolarmente da un sito a un altro, trascorrendo raramente più di due o tre giorni consecutivi nella stessa tana. Gli autori hanno anche osservato che i tassi tendevano a evitare le tane che erano state frequentate di recente da altri animali, in modo da ridurre i rischi di contagio da eventuali infezioni. Secondo un altro studio sembrerebbe improbabile che l’abitudine dei tassi di cambiare frequentemente la tana possa portare a una significativa mortalità per le pulci adulte, ma potrebbe invece contribuire efficacemente a ridurre la presenza di pidocchi [5].

Ad ogni modo, come riportato in un ulteriore lavoro, nel contrasto agli ectoparassiti entrano in gioco anche altri fattori, come il frequente cambio dei materiali interni nella tana o i comportamenti di auto e l’allogrooming [6].

Ma cosa rende il tasso uno dei protagonisti di questo capitolo sull’igiene delle tane? Oltre alla divisione delle camere interne, basta sulle diverse funzioni, questi animali mostrano altri comportamenti di igiene, soprattutto durante l’inverno. Innanzitutto, nel caso in cui muoia un membro della loro famiglia all’interno della loro abitazione, questo viene seppellito e la camera in cui si trova viene sigillata. Inoltre, i tassi sono soliti foderare l’ingresso della loro abitazione con foglie secche, muschi e felci che provvedono a rimuovere e sostituire minuziosamente. In aggiunta, svuotano il contenuto della tana e poi lo riportano all’interno una volta che ha «preso aria» e si è riscaldato.

Come per il tasso, la pulizia e l’igiene della propria tana sono aspetti fondamentali anche per i facoceri (Phacochoerus africanus). Gli esemplari possono condividere la propria abitazione con diversi membri del gruppo. Il motivo? Non essendo stato documentato un vantaggio effettivo in termini di successo riproduttivo e lotta ai patogeni, alcuni ricercatori hanno proposto come spiegazione l’ipotesi antipredatoria, cioè l’esigenza di evitare i predatori [7]. Ad ogni modo, anche i facoceri devono far fronte alla presenza di diversi ectoparassiti presenti nelle loro tane (ne sono un esempio alcune zecche, Ornithodoros moubata, che agiscono da vettori per la peste suina africana) [8]. Non è un caso, infatti, che come i tassi anche i facoceri stiano molto attenti all’igiene e alla pulizia della propria abitazione. In particolare, soprattutto durante l’allevamento dei piccoli, questi animali sono soliti rimuovere e sostituire la terra dall’interno della tana. Si tratta, chiaramente, dell’ennesimo comportamento che mostra la necessità, anche per i mammiferi nidificanti, di vivere in un ambiente sano e di ridurre al minimo i rischi di contrarre agenti patogeni.

Il link

Christian Lenzi è vicepresidente dell’Associazione ETICOSCIENZA, che si occupa di divulgazione scientifica, educazione ambientale, formazione, ricerca ed ecoturismo: questo il sito.


[1] P. T. Walsh, E. McCreless, A. B. Pedersen, Faecal Avoidance and Selective Foraging: Do Wild Mice Have the Luxury to Avoid Faeces?, «Animal Behaviour», n. 86, 2013, pp. 559-66.

[2] I. J. Makowska, B. Franks, C. El-Hinn, T. Jørgensen, D. M. Weary, Standard Laboratory Housing for Mice Restricts Their Ability to Segregate Space Into Clean and Dirty Areas, «Scientific Reports», 2019.

[3] S. Schmid-Holmes, L. C. Drickamer, A. Sessions Robinson, L. L. Gillie, Burrows and Burrow-Cleaning Behavior of House Mice (Mus musculus domesticus), «The American Midland Naturalist», n. 146, 2001, pp. 53-62.

[4] J. M. Butler, T. J. Roper, Ectoparasites and Sett Use in European Badgers, «Animal Behaviour», n. 52, 1996, pp. 621-29.

[5] R. Cox, P. D. Stewart, D. W. Macdonald, The Ectoparasites of the European Badger, Meles meles, and the Behavior of the Host-Specific Flea, Paraceras melis, «Journal of Insect Behavior», n. 12, 1999, pp. 245-65.

[6] E. D. L. San, Ectoparasite Categories of the Eurasian Badger (Meles meles) in Western Switzerland, «Wildlife Biology in Practice», 3, 2007, pp. 52-9.

[7] A. M. White, E. Z. Cameron, Communal Nesting is Unrelated to Burrow Availability in the Common Warthog, «Animal Behaviour», 77, 2009, pp. 87-94.

[8] P. Wilkinson, R. Pegram, B. Perry, J. Lemche, H. Schels, The Distribution of African Swine Fever Virus Isolated from Ornithodoros moubata in Zambia, «Epidemiology and Infection», n. 101, 1988, pp. 547-64.

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