I mostri secondo China Miéville, un estratto da “Divenire Invertebrato”

Perché i mostri sono importanti oggi

Lo sono stati sempre, in realtà. Ma oggi, nell’epoca in cui sono all’opera diversi eventi mostruosi, vale a dire fenomeni incomprensibilmente vasti e complessi e, al tempo stesso, spaventosi e presenti in modo più o meno subdolo nelle nostre vite quotidiane (la catastrofe climatica, la pandemia, la crisi degli ecosistemi…), la rappresentazione del mostro assume una rinnovata importanza. Come scriveva Claude Kappler nel 1980 (in Le monstre):

È nel mostro che vanno a concentrarsi tutte le forze ostili: queste forze che vengono da fonti diverse inviano ciascuna un geroglifico su di un unico schermo, un punto di convergenza: i geroglifici, combinati in questo punto, costituiscono il mostro. […] Il mostro è dunque una maschera nella misura in cui riproduce i tratti dell’avversario (è una proiezione): questa maschera funziona come rivelatore, come attualizzatore, ma anche come travestimento. È schermo nel doppio senso del termine: serve a rivelare tanto quanto a dissimulare. Funziona come il sogno, che è insieme detentore di una verità e causa del suo occultamento.

In Antropocene fantastico (Armillaria, 2020) Matteo Meschiari auspica che si torni a scrivere mostri (così come di animali, paesaggi e popoli). Chi lo fa, dice l’antropologo, è «già nella Resistenza».

Il mostro Grendel, personaggio del poema epico medievale Beowulf. [Fonte: Joseph Ratcliffe Skelton – Marshall, Henrietta Elizabeth (1908) Stories of Beowulf, T.C. & E.C. Jack; via Wikipedia Italia].

L’estratto

Di mostri scrive anche China Miéville, autore piuttosto noto in ambiti underground ma che negli ultimi anni è riuscito a farsi conoscere anche al di fuori delle cerchie di appassionati di weird fiction, fantascienza e urban fantasy. Un suo breve saggio, intitolato Tesi sui mostri, fa parte dell’antologia di saggi Divenire invertebrato, pubblicata da Ombre corte un anno fa e curata da Massimo Filippi ed Enrico Monacelli (qui la scheda).

Si tratta di una serie di articoli in cui i diversi autori tentano di tracciare un nuovo percorso antispecista, una via viscida e alternativa alle posizioni storiche, considerate ormai sorpassate, che sia in grado di portare il discorso animalista al di là delle normali consuetudini, nell’universo dominato dagli invertebrati e costruito dalle relazioni intraspecifiche a cui non siamo soliti pensare.

La copertina della raccolta di cui fa parte l’estratto qui pubblicato: Tesi sui mostri di China Miéville.

Il seguente saggio è pubblicato per cortesia della casa editrice Ombre corte, che ringrazio.

Tesi sui mostri

di China Miéville

1.
La storia di tutte le società esistite fino a oggi è una storia di mostri. Homo sapiens è un produttore di mostri come sogni della ragione. I mostri non sono patologie, ma sintomi, diagnosi, meraviglie, giochi e terrori.

2.
L’elemento dell’impossibile e dello straordinario è conditio sine qua non della mostruosità e non semplicemente l’espressione di un desiderio nerd (sebbene sia anche questo). I mostri sono forme creaturali e corpuscoli dell’inconoscibile, il numinoso malsano. Il mostro è somatizzazione del sublime, il rappresentante di un pleroma funesto. Il telos della quiddità mostruosa è la divinità.

3.
Un’inclinazione compensativa è parte del corpus mostruoso. Ciò è evidente nell’ingiunzione dei Pokémon a “catturarli tutti”, nelle tassonomie esaustive del Manuale dei mostri * e nella feticizzazione hollywoodiana della “monster shot” **. Un aspetto così sfuggente alle categorizzazioni provoca la – e si consegna alla – brama famelica per la specificità, per l’analisi dettagliata del suo corpo impossibile, per la genealogia e per la spiegazione. Il telos della quiddità mostruosa è l’esemplare.


4.
I fantasmi non sono mostri.

5.
Viene regolarmente e continuamente ribadito che la parola “mostro” condivide la sua radice etimologica con i termini “monstrum”, “monstrare” e “monere” – “qualcosa che insegna”, “mostra” e “mette in guardia”. Anche se vero, ciò non è più di alcuna utilità, ammesso che l’abbia mai avuta.

6.
Ogni epoca ha vomitato i mostri di cui aveva bisogno. La storia può essere scritta come una successione di mostri o come qualcosa dentro di loro. Conosciamo ciò che connette i licantropi alla crisi erosiva del feudalesimo, Cthulhu alle lacerazioni della modernità, le produzioni di Frankenstein e Moreau a un Illuminismo più o meno agitato, i vampiri alla noia generalizzata, gli zombie, le mummie e gli alieni al complesso golem/robot/macchine con le inquietudini che si porta appresso. Del pari, passiamo attraverso le interminabili metamorfosi di questi germi e di questi antigeni mostruosi che producono nuove ferite. Tutti i nostri attimi sono attimi mostruosi.

7.
I mostri necessitano di essere decodificati ma, per essere degni della loro mostruosità, si sottraggono alla resa definitiva. I mostri significano qualcosa, e/ma significano qualsiasi cosa, e/ma rimangono se stessi e irriducibili. Da un lato sono troppo concretamente forniti di zanne, denti, squame e della capacità di sputare fuoco e dall’altro troppo aperti, polisemici, fecondi e contrari alla chiusura per poter semplicemente significare – e tanto meno per significare una cosa sola.
Qualsiasi spauracchio che possa essere sottoposto a un’analisi dettagliata non è un mostro, ma una sorta di furfante con una maschera di gomma à la Scooby-Doo, una banalità semiotica ammantata di un travestimento ingannevole. Una soluzione in assenza di problema.

8.
La nostra solidarietà nei confronti dei mostri è cosa nota. Indipendentemente da quanto abbiano fatto, piangiamo per King Kong e per la Creatura della laguna nera. Facciamo il tifo per Lucifero e soffriamo per Grendel.
È una traccia di scetticismo il fatto che l’ordine stabilito costituisca il desideratum che si nasconde dietro il nostro compianto per i suoi antagonisti, la nostra travagliata empatia per l’invasore del castello di Hrothgar.

9.
Questa solidarietà con il mostro è un fattore conosciuto, un problema di poco conto, una complicazione ridicola per coloro i quali, con un’incolore risposta riflessa, si schierano a favore dell’accusa di mostruosità emessa contro i nemici sociali designati.

10.
Quando i dispositivi di potere che mostrificano i propri capri espiatori raggiungono l’acme della collera politica o una determinata massa critica, di colpo e con spavalda prepotenza, si mostrificano essi stessi. Le truppe d’assalto della reazione, si fregiano della loro supposta mostruosità (per esempio, è da un tale investimento che il programma nazista “Werwolf” è potuto emergere). Queste truppe sono di gran lunga più terrificanti di qualsiasi mostro per il semplice motivo che, nonostante le loro pretese, non sono mostri. Sono molto più banali e molto più maligne.

11.
L’idea secondo cui avremmo incontrato i Mostri Autentici e che questi saremmo Noi non è una rivelazione, così come non è un’idea intelligente, interessante o vera. È un tradimento del mostruoso e dell’umanità.

*Il riferimento è al manuale del famoso gioco di ruolo Dungeons & Dragons, manuale che descrive, con dovizia di particolari, i mostri che si potrebbero incontrare nel corso delle partite [N.d.C.].

**Con il termine “monster shot” si definisce l’inquadratura che nei film hollywoodiani fa irrompere il mostro di fronte al pubblico. Di norma, questa prima inquadratura dovrebbe rappresentare l’immagine più iconica e terrificante della creatura in questione [N.d.C.].

Il link

Vi lascio qui una bella intervista a China Miéville. Ci sono i sottotitoli in italiano (basta attivarli con il comando apposito sul player di YouTube!).

2 pensieri riguardo “I mostri secondo China Miéville, un estratto da “Divenire Invertebrato”

  1. Potrebbe interessare all’autore sapere che la didascalia dell’immagine in alto riporta “Gredel” anziché il corretto “Grendel”.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie mille, il refuso è stato corretto!

      "Mi piace"

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