Linea2021: “L’attesa” di Davide Franchetto

Linea2021: la precisione e i dettagli

Amici della Linea, bentrovati. E buon anno! Ho deciso di scrivere quattro articoli con cui vi presenterò i temi che tratterò sulla Linea nel corso del 2021. Non saranno i soli, ovviamente, ma tenterò di fare particolare attenzione a questi aspetti nella scelta dei libri da leggere e degli articoli che pubblicherò. Questi quattro temi sono ovviamente temi di frontiera, di soglia, temi che possono essere analizzati tanto nella letteratura quanto nella non fiction, scientifica in particolare. Ma bando alle ciance passiamo al primo.

«Nella vita, come nella letteratura, ci orientiamo con le stelle dei dettagli» scrive il critico americano James Wood (avete letto il suo Come funzionano i romanzi? No? Rimediate!) per rimarcare l’importanza dei dettagli in letteratura. Dato che il mondo di oggi è sempre più complesso, e qui sulla Linea mi occupo spesso di temi intricati e complessi (le epidemie, per esempio!), ho deciso che la precisione e i dettagli devono essere importanti. La letteratura ci aiuta da sempre a notare, a osservare con attenzione. La speranza è che facendo attenzione ai dettagli riusciremo a comprendere sempre più le dinamiche complesse del reale, evitando di scadere nella semplificazione che, secondo l’analisi di Mauro Ceruti e Francesco Bellusci in Abitare la complessità (Mimesis, 2019), è l’azione che apre la via alle purificazioni, ai totalitarismi e ai populismi.

L’attesa di Davide Franchetto

Per rappresentare la scelta di badare maggiormente ai dettagli e alla precisione in questo nuovo anno, ho scelto un libro pubblicato nel 2019 dalla casa editrice torinese Autori Riuniti. È il quarto titolo della collana “I bugiardini”, testi brevi pubblicati in libriccini compatti. L’autore (e amico!) è Davide Franchetto, fondatore della Libreria Pantaleon di Torino. Il titolo è L’attesa.

Il libro è il racconto di un viaggio in una terra ignota, senza tempo, che forse è il passato, forse è una fiaba. Non lo sappiamo, ma questo in realtà non importa. Protagonisti sono due ragazzini, Lei e Lui, che si spostano fra campi e fattorie, braccati da nemici senza nome e perennemente sospettosi nei confronti di chi presta loro aiuto, cibo e rifugio. Pare strano che io abbia scelto una storia simile, in cui così tante cose sono poche definite, per rappresentare il tema dei dettagli e della precisione…

La spiegazione sta nella prosa di Franchetto, precisissima, evocativa e ricca di dettagli che riescono a mostrare lo svolgersi della storia in modo mirabile, al punto che pare di essere davanti allo schermo. Vi riporto qui un passaggio che credo possa mostrare bene che cosa intendo.

Certi boschi li spaventavano e se ne tengono ai margini. Non è per la luce e se dentro il buio sia troppo fitto per farli incamminare, ma di voce. Sono gli alberi: lo stormire delle fronde, lo scricchiolio dei rami, i fusti solenni e quelli storti come mendicanti, gli stomi d’uccelli che si combattono per farci il nido o quelli che li rifuggono e maledicono. Hanno imparato a riconoscere la benevolenza delle querce o dei pioppi, l’indifferenza dei faggi, l’indole materna, amorevole dei castagni. Si guardano dalle betulle, che sono soldati, le acacie che sono spiriti. Quando si perdono domandano a una lepre o a un corvo di fargli ritrovare il sentiero. Ci sono animali più gentili di altri, le lepri sono fra questi, ai corvi si deve sempre qualcosa in cambio ma sono leali. Ai venti si può domandare ma non tutti soffiano con la stessa sincerità.

Credo che questo brano, fra i più soddisfacenti ed evocativi su cui ho posato gli occhi di recente, rappresenti una perfetta applicazione di ciò che sosteneva il poeta Dylan Thomas: «Tutti gli alberi sono querce, tranne i pini», volendo sottolineare che in letteratura e in poesia è necessario essere precisi e che l’efficacia di un testo è decisa anche da quali termini e nomi scegliamo di utilizzare. Credo che di questo brano sarebbe stato contento pure Tolkien, che amava sentir parlare di fulmini e non di lampadine (vi consiglio di recuperare la prefazione di Elémire Zolla, presente nella vecchia edizione Bompiani, quella storica per intenderci) preferendo sempre quelle storie in cui è il vocabolario che costruisce il mondo, sia questo realistico o sospeso nel tempo, come nel caso dell’Attesa di Franchetto.

Il link

Visto che abbiamo parlato di lui, vi lascio una poesia di Dylan Thomas, This bread I break. La potete leggere qui, in inglese e tradotta in italiano.

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