Lamentarsi per noi e la Terra

La rotta di Latour

Quando si parla di filosofia della scienza, di ambiente e di soluzioni politiche per uscire dallo stato di crisi socio-ambientale che caratterizza la nostra epoca, uno dei nomi che viene tirato in ballo più spesso è Bruno Latour. Fra i filosofi francesi contemporanei più in vista, Latour è un pensatore eclettico, difficilmente incasellabile. Tuttavia, i suoi lavori più noti trattano il tema dell’ecologia politica. Per avere un’idea dell’ossatura che sostiene la sua filosofia, rimando a questa bella introduzione al pensiero latouriano a cura di Nicola Manghi.

Uno degli ultimi libri di Latour pubblicati in Italia è Tracciare la rotta. Come orientarsi in politica, uscito per Raffaello Cortina nel 2018 (qui). Si tratta di un libriccino ma, come spesso accade, i libri più brevi sono quelli più densi. In queste pagine Latour affronta la mancanza di una soluzione politica che si fondi sul più grave problema del nostro tempo, il cambiamento climatico, e prova a tracciare una rotta per orientare il mondo in un periodo della storia (l’Antropocene) in cui la degradazione o la modifica dei territori a causa dell’attività umana è causa di squilibri sociali, migrazioni di massa, guerre.

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Un possibile modello

Nella parte finale del libro Latour cita un esempio tratto dalla storia francese: la scrittura dei cahiers de doléances. Dal gennaio al maggio del 1789, poco prima che la rivoluzione francese incendiasse Parigi, vennero redatti quelli che in italiano potremmo chiamare quaderni delle lamentele. Vi riporto la spiegazione di Latour:

In pochi mesi, su richiesta di un re alle persone ridotte allo stremo in una situazione di bancarotta finanziaria e di tensione climatica, tutti i villaggi, tutte le città, tutte le corporazioni, senza dimenticare i tre stati, riescono a descrivere assai precisamente il loro ambiente di vita, e cioè regolamento per regolamento, pezzetto di terra per pezzetto di terra, privilegio per privilegio, imposta per imposta.

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Apertura degli Stati Generali (5 maggio 1978)

Si tratta di una soluzione adottata in tempi di crisi di cui si parla ben poco quando si studia quel periodo storico. Ancora Latour: «In pochi mesi, mosso dalla crisi generale, stimolato dai modelli stampati, un popolo ritenuto privo di capacità è stato in grado di rappresentarsi i conflitt di territori che chiedeva di riformare». In pratica si chiese al popolo (agli ultimi, al terzo stato) che cosa non andasse nella loro vita, quali fossero le disparità sociali, quali fossero le loro necessità, quali bisogni fossero soffocati da un sistema statale che faceva acqua da tutte le parti.

Uno sforzo di inventario

Oggi è la Giornata della Terra. Oggi vorrei riprendere questo spunto di Latour per chiedere a tutti quelli che stanno leggendo questo articolo: quali sono le vostre lamentele? Come scrive il filosofo francese (e come ormai da anni ripetono molti scienziati e scrittori, fra cui Amitav Ghosh nel suo La Grande Cecità) soffriamo un «deficit di rappresentazione». Il collasso ecologico in atto è un evento difficilmente rappresentabile, arduo da raccontare e spesso lontano dai palcoscenici. Perché allora non dovremmo ripartire dalle necessità di base, dagli impatti che la crisi genera nei quartieri, in provincia, nei paesi di montagna, nelle zone più difficili? Perché ognuno di noi non dovrebbe ripartire da ciò che gli manca, dal lamento?

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Guardate fuori dalla finestra. C’è qualcosa che non va?

In questa giornata dedicata alla Terra, a Gaia, vi chiedo uno «sforzo di inventario». Provate a guardare fuori dalla finestra. Elencate ciò che non va. Non vedete nemmeno un albero? Non sentite cantare nemmeno un uccello? Il corso a quattro corsie sotto casa vostra in tempi pre-covid non vi faceva respirare? Quanta strada dovete fare per arrivare a un mercato dove si vendano i prodotti della terra? Quanto è distante la fermata del bus da casa vostra? Avete uno spazio nel condominio dedicato alle biciclette? Avete un’assicutazione che vi copra dalle calamità naturali?

Ancora una volta Latour: «Che fare, dunque? Anzitutto, descrivere».

2 pensieri riguardo “Lamentarsi per noi e la Terra

  1. Ottima idea quella dei quaderni delle lamentele: cercare ciò che non si vede è molto più difficile che accontentarsi di ciò che si vede, ma può essere molto più fruttuoso. Ho provato dare una risposta un poco più strutturata qui https://santacicala.wordpress.com/2020/04/22/utopia-climatica-2/
    Ciao

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