La giusta distanza

L’orso che abbracciava alberi (e non)

Lo scorso novembre la casa editrice Lindau ha pubblicato il primo libro illustrato di una nuova collana dedicata ai bambini. Il volume si intitola Grande Orso abbraccia tutti; l’autore è il canadese Nicholas Oldland (qui la scheda). È il primo capitolo di una serie che ha per protagonisti diversi animali selvatici del Nord America (Orso, Castoro, Alce…). Oltre a essere divertenti, le loro avventure contengono un messaggio che potremmo definire ecologista.

Il protagonista di questa prima avventura, Grande Orso, adora gli alberi delle foreste in cui vive, al punto che ne abbraccia spesso i fusti. Non solo. Orso abbraccia tutto ciò che incontra sulla sua strada, compresi gli altri animali. C’è soltanto una cosa che a lui non sta bene: che si trattino male gli alberi, gli animali e l’ambiente. Trovatosi di fronte un taglialegna che si avvicina a un albero con pessime intenzioni, Orso vorrebbe aggredirlo. Ma si ferma. E lo abbraccia! Quello fugge (ovviamente), ma l’albero è salvo.

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A un metro dall’altro

Durante questi giorni di cattività forzata per via della pandemia di Covid-19 non riesco a guardare immagini o video contenenti folle o gruppi di persone senza pensare alle disposizioni governative che vietano gli assembramenti e prescrivono di stare a un metro di distanza gli uni dagli altri per prevenire il contagio. Di certo questo non è il momento adatto agli abbracci, alle strette di mano, alle dimostrazioni di affetto verso chi si incontra per strada, al supermercato o sul posto di lavoro. È un periodo di distanziamento. Grande Orso farebbe una gran fatica a non poter abbracciare i suoi amici Alce e Castoro o tutti gli alberi delle amate foreste in cui vive.

Gran parte di quanto viene detto e scritto in queste settimane riguarda il contagio, la situazione nelle aree più colpite, la crisi economica che ci attende, mostro nero, al di là della curva. Pochi però impiegano parte del tempo che hanno per provare a ripensare le distanze, i rapporti, gli abbracci. In fondo è ciò che fa Grande Orso nel momento di crisi della sua breve storia. Di fronte al taglialegna non agisce d’impulso, come la sua rabbia vorrebbe, ma si ferma, ragiona e cambia strategia d’azione, preferendo l’abbraccio all’aggressione.

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Abbracciare Gaia?

La pandemia in corso muterà il nostro mondo, e il nostro futuro, questo è ormai chiaro. Se non lo fosse, è necessaria una riflessione ulteriore. Come sarà questo futuro, e soprattutto, cosa conserveremo del mondo di una volta, finito poche settimane fa? Come guarderemo animali, foreste, rocce, microrganismi? Saremo in grado di ricalibrare il rapporto che abbiamo con loro? Nei nostri piatti e mercati finiranno ancora animali selvatici, potenziali serbatoi di virus sconosciuti? Mi viene in mente Tiziano Terzani, quando definì l’11 settembre una «buona occasione». La migliore, quella che ci avrebbe permesso di ripartire da zero, ripensando i rapporti fra popoli, governi ed economie. Non andò così, ma l’idea della buona occasione resta, secondo me, una grande idea.

Nelle vacanze di Natale ho letto l’ultimo saggio della filosofa americana Donna Haraway: Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto (Nero, qui la scheda). In quelle pagine trova posto un pensiero articolato che poggia sull’idea che dobbiamo generare nuovi tipi di parentele per poter continuare a vivere su Gaia. Pare uno spunto che Grande Orso approverebbe senza pensarci su due volte. Saremo in grado di fare come lui, di fermarci a pensare prima di agire e tornare a fare come prima? La Haraway sottolinea che ogni parentela comporta un rischio, un’incertezza. In queste settimane stiamo sperimentando il risultato di un rapporto di parentela sbilanciato. Questo momento, in cui siamo fermi, potrebbe essere quello giusto per trovare la giusta distanza. Da virus, foreste, orsi.

Il link

Volete dare un’occhiata alle pagine della prima avventura di Grande Orso? Cliccando qui potrete ammirare le pagine del libro.

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