Pandemie e inventari

Il libro di Carmen Maria Machado

Qualche mese fa, prima che il mondo intero venisse colpito dall’epidemia di Covid-19, al gruppo di lettura e scrittura Pintecaboru abbiamo letto un racconto. È una cosa che facciamo spesso. Li leggiamo a casa e poi, durante gli incontri, li commentiamo. Diciamo perché ci sono piaciuti, perché ci hanno fatto schifo, perché secondo noi funzionano, perché secondo noi sarebbero migliorabili. Qualche mese fa, come dicevo, è stato il turno di un racconto della scrittrice statunitense Carmen Maria Machado.

Il racconto fa parte di una raccolta pubblicata in Italia da Codice Edizioni (la traduzione è di Gioia Guerzoni). Machado è un’autrice che ha pubblicato racconti su alcune fra le più prestigiose riviste in lingua inglese (New Yorker, Granta, New York Times…), e la raccolta, intitolata Il suo corpo e altre feste, è la sua prima prova che arriva in libreria. Al gruppo di lettura e scrittura Pintecaboru abbiamo letto insieme il secondo racconto: Inventario.

il suo corpo

Il racconto

Una donna fa un elenco di tutte le persone che ha amato nella sua sua vita. Dai baci innocenti della fanciullezza ai matrimoni, passando per avventure di una notte e amanti ricorrenti. I capitoletti sono brevi e descrivono gli amanti della protagonista, le loro caratteristiche e che cosa quei rapporti hanno significato per lei. Poi, mentre l’elenco va avanti, si intuisce che nel mondo sta accadendo qualcosa… è una pandemia.

Inizia quindi un esodo. La protagonista si sposta, si ferma, continua a vedere persone, ad avere rapporti con loro anche se il pericolo del contagio diventa sempre più qualcosa di reale, di tangibile. Durante questa fuga verso una piccola isola, scrive molti altri elenchi. Possiamo quindi supporre che questo non sia altro che uno dei tanti che ha compilato durante gli anni della fuga.

Non vi dico come finisce il brano, ma riporto un estratto dalle ultime pagine.

Quando alla radio sento la notizia che il virus è riuscito a raggiungere il Nebraska capisco che devo andare a est, e parto. Lascio l’orto, la tomba del mio cane, il tavolo di pino su cui ho ansiosamente compilato un’infinità di elenchi (alberi che iniziano con la m: mimosa, mogano, magnolia, mangrovia, mirto, melograno, maggiociondolo; stati in cui ho vissuto: Iowa, Indiana, Pennsylvania, Virginia, New York) incidendo grovigli illeggibili di lettere nel legno morbido.

Il potere dell’inventario

In giorni come questi, in cui la maggior parte di noi è chiusa in casa, il tempo si dilata. Certo, molti di noi continuano a lavorare, altri si tengono occupati portando avanti progetti personali e recuperando cose da fare che erano nella to do list da mesi. Tuttavia, è innegabile, abbiamo molto più tempo libero di prima. Tempo che dobbiamo impiegare all’interno delle mura domestiche. E prima o poi la voglia di video, film, serie tv, libri, riviste e videogiochi si esaurisce. Arriva quel tempo morto, dilatato, che di solito riempiamo con un altro genere di attività: pulire e mettere in ordine (la spesa, le mensole della cucina, le scatole ammucchiate fino al soffitto nello sgabuzzino). Poi pensare. Probabilmente sognare. E ricordare.

In questa situazione di isolamento forzato, l’inventario diventa uno strumento essenziale. Da una parte è necessario per gestire alcuni aspetti pratici della vista («Quanto cibo mi è rimasto in casa?»), dall’altra è qualcosa che salva, che ci permette di mettere nero su bianco i pensieri che si accumulano nella nostra testa, le paure che ci toccano, i ricordi che in questi giorni riaffiorano dal passato. E allora, come nel caso della protagonista del racconto Inventario, perché non dare libero sfogo al nostro bisogno di inventariare?

Quali sono stati i nostri amori? Le nostre persone care? Quali alberi vediamo fuori dalla finestra? Quante persone entrano nel supermercato davanti a casa nostra? Quante persone c’erano nel sogno che vi ha svegliato nel bel mezzo della notte scorsa? Quali paesi avete visitato nella vostra vita? Quanti di questi erano extraeuropei? Quali sono i vostri incubi ricorrenti?

Perché scrivere un elenco aiuta? Perché nominare qualcosa, portarlo alla memoria e metterlo nero su bianco dà un senso al mondo, alla nostra esistenza, alle nostre esperienze. Nomino un albero, un parente, un animale che ho avuto quando ero giovane, un oggetto, un ricordo, un sogno. Li rendo vivi. Di nuovo esistenti. L’enumerazione, la lista nominale, l’inventario è qualcosa di antico, di profondo, di mitico. Lascia residui, tracce, nel nostro immaginario.

In attesa di giorni migliori, scrivete liste, compilate inventari.

FARFALLE

Il link

Che cosa stiamo sognando in questo periodo? Avete forse notato un cambiamento nella vostra attività onirica? Se sì, forse potrebbe interessarvi questo progetto che riguarda i sogni di questo periodo. Si chiama Draumar (il sito è La Grande Estinzione).

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