“Mormorio” di Will Eaves

Il libro

Will Eaves è uno scrittore e poeta inglese. Mormorio (Murmur) è il suo primo romanzo. In Italia è stato pubblicato da Codice Edizioni, nella splendida traduzione di Fabio Viola. Ho avuto il piacere di lavorare a questo testo, curandone la revisione della traduzione, l’impaginazione e la correzione bozze.

Il protagonista di Mormorio è Alec Pryor. Alec è un personaggio di fantasia. In realtà, non del tutto: Alec è ispirato ad Alan Turing, uno dei padri dell’informatica. Dimenticate però The Imitation Game, il film con Benedict Cumberbatch del 2014. Mormorio è qualcosa di ben diverso, non soltanto perché si tratta di un romanzo.

Perché vale la pena di leggerlo

1. Vi piacciono i libri che necessitano di attenzione costante, pagina dopo pagina? Vi piace il linguaggio lirico e metaforico? Adorate quando un romanzo potrebbe portarvi chissà dove perché è imprevedibile? Preferite i libri biografici? Vi piacciono le lettere? Siete quelli a cui piace l’introspezione e il viaggio interiore alla ricerca delle costanti umane? Siete quelli a cui i salti temporali non fanno caldo né freddo? Vi piace il bizzarro? Vi piace se in una pagina siamo in compagnia di ominidi a caccia di mammuth e in quella dopo nella Londra della seconda guerra mondiale? Se vi siete riconosciuti, forse questo libro fa per voi.

eaves-mormorio

2. L’autore ha operato in questo modo. Ha preso la storia di Alan Turing. Ha tolto tanto, tutto ciò che considerava superfluo, conservando l’essenziale. Su una manciata di dettagli ha costruito la struttura del suo romanzo, creando Alec Pryor. Questo libro non parla di Turing, parla di umanità, dell’importanza della memoria e si chiede se conti ancora qualcosa essere umani in un mondo in cui le macchine non sono il vero pericolo. Questa operazione, unita alla prosa lirica di Eaves, fanno di questo testo un libro intrigante, difficile da leggere, ma assai intrigante.

3. Vi ho detto della prosa. Bene. Leggiamola.

Nessun albero, nessuna scuola in lontananza, un gemito da frattura a legno verde mentre le città si stappano e si disperdono. Si impone un nuovo ordine di significato. L’aria si fa più densa alla carica dei ghiacciai. Ciò che prima era gas si solidifica, il piano riflettente del mio occhio di vetro si frantuma e io mi infrango in mille pezzi, come un granello di sabbia tra gli asteroidi. Solo il tremolio da nave del mondo, i cui grandi pistoni sono occultati alla vista, attesta il passaggio di eoni, il tempo ora senza freni né persone a popolarlo. Poi, veloci come erano arrivati, più veloci ancora, i ghiacciai recedono, le acque si innalzano, come bile anossica che bolle via al comando immoto e muto di Pryor – e io torno a essere vetro, oppure ossidiana, selce di un’ascia, il mio volto rovesciato e riassemblato.

Il velo della notte si ritira. Il sole si avvicina, colossale nel cielo. Una mano pallida mi appende su una parete che sorge dalle sabbie infuocate del deserto.

Non dico altro.

A voi la scelta.

Il link

A questo indirizzo potete leggere la recensione del libro sul Guardian (in inglese).

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