Rogue Review #2 – Massimoranieri (tutto attaccato)

ATTENZIONE. Quella che state per leggere è una Rogue Review: una Rogue Review è un guazzabuglio di impressioni a caldo su un libro appena letto. Si tratta di un commento pieno zeppo di SPOILER, vagheggiamenti che nulla, ma proprio nulla hanno a che fare… ahm, sì, non sto per parlarvi di un romanzo, quindi al diavolo gli Spoiler e partiamo!

Momento straniante numero 1

Un paio d’ore fa stavo ascoltando un brano di Kate Tempest, Europe Is Lost. Un assalto frontale vero e proprio, una tempesta (ah-ah) di versi, un j’accuse della rapper londinese talmente incazzato da far tremare il moloch capitalista, gli indifferenti e tutti i papponi che si vantano d’esser tali. Ascoltatelo. Ora sto fissando Youtube come inebetito: davanti a me c’è Massimo Ranieri che canta magnificamente Perdere l’amore durante l’edizione 1988 del Festival di Sanremo (che vinse). Ascoltatelo. La rete ha reso inconsistenti alcune coordinate, certo, ma lo iato che separa strofe brutali e macchiate che ti vomitano in faccia le brutture del mondo di oggi (unite a un video che le mostra, una per una) da un’esibizione fantastica nel salotto della canzone italiana registrata quando io avevo meno di un anno ha ancora il potere di scombussolarmi. Insomma, tra il t0 (due ore fa) e il t1 (adesso) è successo qualcosa.

Ma cosa?

Momento straniante numero 2

Conosco Jacopo Cirillo da qualche anno. Lui è JJ, il boss di Finzioni. Finzioni è il primo sito che mi ha accolto, che ha deciso di pubblicare le mie recensioni e le mie rubriche. Per Finzioni ho fatto la mia prima intervista a un autore (era Camilla Lackberg ed era il 2015), ed è Finzioni che ha fatto arrivare a casa mia il mio primo piego di libri. Infine, è Finzioni che ha organizzato feste che, lo so, mi ricorderanno per sempre un periodo zeppo di novità e di cambiamenti epocali che ha messo a soqquadro la mia vita.

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Una tipica festa finzionica in quel di Milano.

Di Jacopo, invece, conservo questi due ricordi: 1) lui che si avvicina alla pista con un cocktail in mano e chiede indignato, muovendo la testa su e giù a ritmo, «Perché nessuno qui sta limonando?» e 2) lui che scrive il pezzo di apertura per il lancio del nuovo finzioni (un pezzo che mi gasò assai). Ok, ammetto di non conoscerlo benissimo, ma avevo di lui, prima di oggi, un’immagine piuttosto precisa. Tutto è iniziato a cambiare pochi mesi fa, quando lessi su Facebook che stava per essere pubblicato il suo primo libro. Fu una bella notizia. Ero contento e, ovviamente, curioso. Un romanzo? Un saggio sulla lettura? Anzi, no: un libro di non fiction narrativa sulla sua idea di lettura. Certo, doveva essere quello. Per forza. Poi… la copertina. Massimoranieri? Sì, un libro su Massimoranieri (tutto attaccato).

Massimoranieri?

Restai inebetito per qualche secondo. Poi ragionai: 1) un caso incredibile di omonimia (quello non era il nostro boss!); oppure 2) Jacopo aveva un’insana quanto travolgente passione per Massimoranieri e, coraggioso, aveva deciso di raccontarla. Qualche settimana dopo stringevo il libro fra le mani (questo qui).

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Jacopo Cirillo – Massimo Ranieri. Le rose non si usano più (add editore).

Per qualche tempo il libro è rimasto sulla scrivania, poi altri lo hanno scalzato da quella posizione privilegiata ed esso è finito in una delle colonne pericolanti di testi che affollano la mia camera. Sono stato a un passo dal dimenticarlo. E invece, e aggiungo per fortuna, qualche giorno fa la montagnola è caduta, riportando la gemma bene in vista. L’ho messo in borsa, deciso a leggerlo al più presto. E l’ho letto. Ed è…

Momento straniante numero 3

… un grandissimo libro! Che bello. Come posso dirvelo? Come posso descrivervi il momento in cui ho capito che avevo tra le mani un libro che mi sarebbe piaciuto un sacco? Partiamo da qui. Io e la musica italiana siamo due mondi assai distanti, come Trump e la decenza o il vegetariano e la macelleria. Lo dico: io di Massimoranieri non conoscevo nemmeno Rosse rosse e Perdere l’amore (meno del grado zero!). Mi spiego, Jacopo: “conoscevo” i brani, ma avevo una vaghissima idea di chi li avesse cantati. Massimoranieri era, prima di leggere questo libro, uno dei tanti cantanti italiani che non ho mai degnato di un ascolto. Ora so un sacco di cose. E ho capito che questo libro è un gran bel libro quando ho letto che Jacopo stava trattando Massimoranieri come un “oggetto culturale complesso”.

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Massimoranieri oggetto culturale complesso!

Ho detto che conosco poco Jacopo Cirillo. È vero, ma credo di essere riuscito a carpire quale sia la sua idea in fatto di “oggetti culturali” e di libri nello specifico. In questo libro ripete il concetto meglio di quanto possa fare io. Segnatevelo.

L’incontro tra l’alto e il basso, tra l’intellettuale e il popolare liberalizza l’arte, la apre alle moltitudini, dimostra più di tutto che non serve essere professori o luminari – o Carmelo Bene – per riconoscere e apprezzare la qualità narrativa, teatrale e cinematografica.

E quindi bando alle ciance, facciamo come fa Cirillo: apriamo la porta a Paperino e a Don Matteo e lasciamo che dialoghino con Borges e Calvino. Incontro che, manco a farlo apposta, avviene già su ogni scaffale, comodino o ripiano sul quale vengono accatastati e accostati libri, fumetti, Dvd e Cd. E anche, capitan Ovvio, nella nostra testa.

Ora vi lascio: torno a Youtube, torno a Massimoranieri, con il cuore caldo e felice per i passaggi commuoventi che questo libro regala (grazie Jacopo!), contento di aver già ascoltato parecchio: Rose rosse, Erba di casa mia, Vent’anni, La vestaglia, Perdere l’amore

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(Ri)Ascoltatelo anche voi.

 

 

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