On writing #1 – L’età del romanzo di Georges Simenon

Benvenuti, questa è la prima puntata di On writing, serie di post dedicata a testi che trattano il tema dello scrivere da numerosi punti di vista. Non si tratta di recensioni, ma di excursus simili a schede riassuntive, pensati per fornire una panoramica sul testo e sui contenuti più interessanti dello stesso. Pronti? Via.


Oggi parliamo di:

Nuovo documento 2017-12-01
Georges Simenon, L’età del romanzo, Lucarini Editore, Roma 1990 (traduzione di Marie-José Hoyet Marsigli). Titolo originale: L’âge du roman.

Autore >>> Nientemeno che Georges Simenon (1903-1989), grafomane di prima categoria. Nella bella prefazione, Giovanni Bogliolo (era il 1989) lo definisce “atleta della scrittura”. Simenon ha creato Maigret e ha scritto una mole impressionante di pagine – le sue Memorie intime, per esempio, ne contano più di mille. Amava fumare la pipa e, come si può leggere in questo testo, aveva una concezione artigianale della scrittura, alla quale abbinava una sorta di umiltà intellettuale alquanto particolare e un rifiuto netto per tutto ciò che fosse definito “letterario”, compreso il mondo degli scrittori e dell’editoria, dal quale si teneva ben distante.

Testo >>> L’età del romanzo è un breve saggio di Simenon pubblicato in Francia alla fine degli anni ’80 (1988) e in Italia nel 1990 da Lucarini Editore. Si tratta di un’edizione ormai fuori catalogo, che è possibile trovare soltanto nelle bancarelle dell’usato oppure su internet (si tratta comunque di un testo di non facile reperibilità). Sarebbe bello che un editore riprendesse questo testo in mano e lo ripubblicasse in una veste aggiornata (Adelphi, magari?).

Contenuto >>> L’edizione italiana prevede una prefazione di Giovanni Bogliolo (pubblicata su La Stampa) e una postfazione di Marie-José Hoyet Marsigli (che è anche la traduttrice del testo). Il saggio vero e proprio è composto da una premessa dello stesso Simenon, tre brevi saggi – L’età del romanzo, Il romanziere e Il romanzo dell’uomo – e un’intervista di Carvel Collins all’autore francese pubblicata sulla rivista The Humanities nel 1956 e tradotta in francese per Gallimard nel 1967 – il titolo in italiano è Conversazione sull’arte del romanzo.

Simenon et la pipe
“Ceci n’est pas une pipe”.

Appunti

  • Il libro contiene riflessioni sulla scrittura, accompagnate da alcune note di carattere personale e piuttosto intimo. In particolare, il creatore di Maigret nella premessa esprime tutta la sua umanità: scrive delle sue paure, della condizione umana e del suo indesiderato, ma in fondo inevitabile, conformismo. Al termine della lettura del saggio si ha l’impressione di aver “conosciuto” un uomo profondamente innamorato dell’esistenza e della specie alla quale appartiene, che scrive «proprio perché amo l’uomo, amo la vita, con le sue possibilità praticamente illimitate e il mio sogno segreto di avere dieci, cento, mille esistenze successive».
  • Siamo oggi nell’età del romanzo. Simenon ha ragione; è arrivata (anche se, forse, era già arrivata quando scrisse queste pagine). Mi piace il modo in cui sottolinea che il romanzo (l’unico genere che gli sia familiare) abbia bisogno di una necessità originaria: «Occorre dapprima che il romanzo sia necessario, che sia un bisogno». Tuttavia, io non saprei dire, onestamente, a quale categoria appartenga il tipo di romanzo che abbonda oggi. Simenon ipotizza che il futuro sia del “romanzo-crisi” o del “romanzo-cronaca”. Ai “letterati”, coloro che Simenon non amava particolarmente, l’ardua sentenza. Ho qualche riserva sul fatto che il romanzo, genere ibrido per sua stessa natura, debba, prima o poi purificarsi. Succederà? In che modo? Staremo a vedere.
  • Il breve saggio intitolato Il romanziere è un piccolo gioiello. Ogni volta che lo rileggo provo grande piacere nel sentire Simenon parlare (perché, a dire il vero, si tratta della trascrizione di una conferenza). Nelle sue parole trovo, ogni volta, uno spunto degno di nota o un passaggio divertente, illuminante. È la storia della sua formazione letteraria, di come sia diventato ciò che lui chiama artigiano, ebanista, fabbricante, operaio delle lettere. La sua parabola è caratterizzata da alcuni snodi: dalla produzione smodata di testi (circa ottanta pagine al giorno!), dalla consapevolezza che le tappe sono importanti, dalla presa di coscienza che ciò che conta maggiormente è raccontare una storia (in questo, Colette ebbe grande importanza!). Infine, emerge il grande amore di Simenon: la ri-creazione di esseri o, come amava dire lui, lavorare l’impasto umano.
  • Un lungo apprendistato, un pratica giornaliera e assidua, la ricerca di parole che abbiano una presenza definita, netta (in qualche, modo, dirà, simili all’effetto dei quadri impressionisti). Ecco la ricetta personale di Simenon, talmente rodata da consentirgli di scrivere un romanzo in undici giorni mettendo i propri personaggi nella situazione adatta a spingerli incontro al loro destino. E il tema? «Non trovo un argomento. Non lo cerco. […] Mi sarà sufficiente, affinché diventino personaggi di romanzo, metterli in una situazione tale da costringerli ad andare fino in fondo a se stessi».

simenon

Il romanzo è l’uomo, l’uomo completamente nudo, come ho detto poco fa, e l’uomo vestito, l’uomo di tutti i giorni, è talvolta il terribile dramma tra l’uomo completamente nudo e l’uomo vestito, tra l’uomo eterno e l’uomo di una educazione, di una casta o di un istante di mondo, ma è soprattutto il dramma dell’Uomo alle prese con il proprio destino.

  • Tagliare. Tagliare. Tagliare. Pare questo l’imperativo che guidava le revisioni di Simenon. In particolare: tagliare «aggettivi, avverbi, e tutte le parole che sono lì soltanto per produrre un certo effetto». Insomma: tutto ciò che, secondo lui, dava al romanzo, alle pagine, alle frasi un’aura letteraria. Durante l’intervista Simenon rivela numerose peculiarità del suo scrivere (la “creazione”, alla quale Gide era interessato, per non dire ossessionato); fra le sue parole si nascondono alcuni demoni, molte paure e rituali impossibili da evitare. Soprattutto, sorprende quanto l’atto dello scrivere, per l’autore francese, fosse fisico, quasi una corsa estenuante.

Sono un artigiano; ho bisogno di lavorare con le mani. Mi piacerebbe scolpire il mio romanzo in un pezzo di legno. I miei personaggi, mi piacerebbe renderli più pesanti, più tridimensionali. E mi piacerebbe creare un uomo nel quale ognuno, guardandolo, ritrovasse il proprio problema.

  • «Solo azione, con esclusivamente ciò che fa parte in modo assoluto di quell’azione». I romanzi di Simenon sono essenziali: non c’è posto per lunghe descrizioni, arabeschi o complicati artifizi narrativi. L’azione, unico motore del racconto, spinge avanti la storia. Si potrebbe quasi dire che sono, per certi versi, scritti inesorabili. E laggiù, al termine, c’è il destino (o come vogliate chiamarlo), il quale attende il protagonista per un inevitabile appuntamento.

Tento di rendere ognuno di questi personaggi pesante, come una statua, e fratello di tutti gli uomini della terra.

Di certo questo saggio – agile, dedicato al racconto della pratica e zeppo di passaggi illuminanti sullo scrivere – è fra i migliori che io abbia mai letto sull’argomento. Proprio per questo motivo l’ho scelto come primo appuntamento di questa nuova rubrica. Quella che segue è una postilla, ma è importante: leggere questo libriccino senza aver mai letto prima almeno un romanzo di Simenon potrebbe non sortire gli straordinari effetti che ho tanto decantato. O forse no.

2 pensieri riguardo “On writing #1 – L’età del romanzo di Georges Simenon

  1. Proverò a cercare questo libro, grazie.

    "Mi piace"

    1. Dovresti riuscire a trovarlo online. Io lo comprai anni fa in una libreria dell’usato ben fornita (a una quindicina di euro). Speriamo che, prima o poi, qualche editore lo ristampi! Un saluto e grazie per la lettura e il commento!

      Piace a 1 persona

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