*123* – “Vita e morte delle aragoste”

Benvenuti alla prima recensione della rubrica *123*, dove vi elenco tre motivi per leggere il libro in questione. Una recensione breve, semplice e diretta. Oggi vi parlo di un bel romanzo che ho letto durante gli ultimi, torridi giorni: si intitola Vita e morte delle aragoste. Lo ha scritto Nicola H. Cosentino, autore classe ’91 alla sua seconda prova narrativa. Vive a Cosenza e scrive di libri su minima&moralia (qui trovate i suoi pezzi). A Edizioni Voland, la casa editrice che ha pubblicato questo romanzo, lo hanno consigliato i ragazzi di Pastrengo – Agenzia Letteraria (qui).


011. Vincenzo Teapot. Il romanzo è, in realtà, un ritratto. Il narratore lo dipinge con pennellate essenziali, aneddotiche. Apprendiamo che Vincenzo è un ragazzo che sogna di essere «uno che vede davvero le cose che vuole raccontare». Scrive libri, ha un animo anticonformista, e adora le storie d’amore difficili (le categorizzazioni sono molto divertenti: amori-grondaia, porno-schizofrenica…). È il coinquilino che tutti vorrebbero avere, anche se poi le lamentele sul suo agire sarebbero infinite. Non si sa bene perché abbia scelto teapot come soprannome, ma io penso che gli calzi a pennello. Vincenzo è il centro del romanzo, uno di quei personaggi di carta che, una volta letta l’ultima pagina, sei contento d’aver conosciuto.


02 2. La prosa di Nicola H. Cosentino. Diciamolo senza girarci troppo attorno: Nicola scrive davvero bene. Non ho avuto modo di leggere il suo primo romanzo, tuttavia questa seconda prova, scritta a ventisei anni, mi pare attesti che la penna dell’autore calabro sia vivace, controllata e, soprattutto, piena di un inchiostro molto interessante. Nonostante qualche passaggio rilasci ancora il retrogusto della giovinezza (un pizzico di innocenza, forse; qualche vaga romanticheria, chissà), il resto è da pieni voti. Il pregio maggiore è il tono, che sa di chiacchierata sotto le stelle con un amico. E poi, finalmente, un autore che non ha remore a nominare Italo e il car sharing in un libro; pare poco, ma le coordinate spazio-temporali sono importanti. Perché il mondo in cui vive Vincenzo Teapot è anche il mio.


03.jpg3. La struttura del romanzo. Una volta ho letto che le buone storie sono quelle che non possono essere rimescolate, nelle quali ogni capitolo e ogni scena possiedono un posto ben preciso, che non può e non deve variare. Già all’epoca mi pareva una definizione troppo riduttiva. Col tempo ho capito che era quasi-sbagliata. Un esempio? Questo romanzo. Si tratta delle avventure di Vincenzo Teapot, basta. Non c’è un intreccio, non c’è (osiamo, dai!) trama. Si potrebbe rimescolare molto e, probabilmente, la sostanza non cambierebbe. Però la struttura c’è, eccome se c’è! Saltiamo avanti e indietro nel tempo in modo ordinato. La sequela di avvenimenti è ben congegnata. Insomma: si intuisce che alla base del romanzo c’è un lavoro attento di orchestrazione. Però: orchestrazione senza trama, fico! Secondo me, sentiremo ancora parlare di Nicola H. Cosentino, in futuro.

Una citazione (vale a dire la tensione che devasta Vincenzo Teapot in due righe).

Non sentirsi niente di speciale e pretendere di esserlo, ogni tanto: questo per lui doveva avere un sapore amaro, o del sangue ferroso degli sforzi.

⇒⇒⇒ La scheda del romanzo la trovate qui. Costa 15 euro ed è lungo 144 pagine.

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